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Recensioni > L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza di Cao Hamburger

L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

Il regista televisivo Cao Hamburger realizza un interessante film ambientato a San Paolo del Brasile mentre sullo sfondo, in Messico, si svolge il campionato mondiale di calcio del 1970. Mauro, il giovanissimo protagonista, ha una grande passione per il gioco del calcio e attende l’inizio dell’importante evento per applaudire il grande Brasile capitanato da Pelé. Ma il padre del ragazzino è un attivista che si batte contro la dittatura militare ed è costretto ad andare in esilio con la moglie: così, Mauro si ritrova da solo, praticamente abbandonato nell’appartamento del nonno che è da poco morto di infarto, nell’attesa che i genitori facciano ritorno dalle loro “vacanze”. In un secondo momento Mauro sperimenta l’amicizia di una bella barista, del suo fidanzato calciatore dilettante e portiere formidabile, e di un amico del padre, come quest’ultimo impegnato nella lotta politica clandestina: giovani uomini che, con la loro disponibilità, rinvigoriscono la sicurezza interiore del ragazzino. Invece, e si tratta probabilmente dell’aspetto più interessante di L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza, nessun sentimento positivo, nessun affetto, sembra giungere dai coetanei, tra i quali spicca il personaggio di Hanna. Quest’ultima, figlia di una vicina di casa del nonno di Mauro, esprime nei confronti del ragazzino un atteggiamento ambiguo: se certi piccoli bisticci possono essere tipici dell’età adolescenziale, probabilmente anche per dissimulare, nel caso di Hanna, un nascente sentimento affettivo per Mauro, altri comportamenti della ragazzina sembrano manifestare una cattiveria davvero gratuita. In coerenza con tale visione desolata dell’adolescenza, gli autori del film scelgono di non far evolvere il rapporto tra Mauro e Hanna: i valori positivi giungono, invece, dal mondo degli adulti, da quella cordiale solidarietà che sembra possedere la forza necessaria per consentire ai cittadini di contrapporsi alla dittatura militare: la riconquista, da parte di Mauro, di uno stabile equilibrio grazie al ricongiungimento finale con la stanca madre, fa da suggello a questa idea. Il tema principale sviluppato da L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza (presentato nel 2007 in concorso al festival di Berlino) riguarda la solitudine del bambino che si ritrova in un ambiente nuovo, sconosciuto: Mauro inganna il tempo incollando le figurine dei calciatori sul suo album, mentre, gradualmente, comincia a farsi sentire, in lui, lo struggimento causato dalla lontananza dei genitori. Il vuoto affettivo che inizialmente circonda il ragazzino è la condizione che, improvvisamente, lo strappa dalle certezze e dalla serenità che, fino a quel momento, gli erano garantite dall’affetto della famiglia. In una certa misura, dunque, il film narra il “romanzo di formazione” di Mauro. Mentre inizia il campionato del mondo che vedrà il Brasile trionfare sull’Italia, il ragazzino diviene oggetto della solidarietà altrui. Sotto tale aspetto, L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza propone scelte interessanti: non sono, infatti, i coetanei adolescenti a fraternizzare con Mauro, bensì, in un primo momento, gli anziani membri della comunità ebraica cui apparteneva anche il nonno. Il vicino di casa (un ebreo polacco burbero ma di buon cuore), il bonario rabbino, le simpatiche signore che invitano Mauro a pranzo e con le quali egli segue le partite del Brasile in televisione dando sfogo ad un tifo indiavolato. Hamburger cura con attenzione i dettagli di questi allegri quadretti, trasmettendo con efficacia il valore dell’aiuto vicendevole.
Costantino Maiani

 

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Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, Istituto degli Innocenti