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Recensioni > La zona di Rodrigo Plá (Spagna/Messico, 2007)

La zona

La zona, lungometraggio d’esordio di Rodrigo Plá, è ambientato a Città del Messico, in un ordinato quartiere residenziale, regno del benessere, chiamato, appunto, “La zona”. Tra vialetti puliti e villette sontuose l’adolescente Alejandro trascorre le sue giornate, assieme ad altri coetanei. All’esterno del quartiere, protetto da alti muri, filo spinato e da un attento servizio di sorveglianza, si affastellano baracche, povertà e sporcizia. Una notte, tre ladruncoli penetrano nella “zona”, riescono ad entrare nell’abitazione di un’anziana signora con l’intenzione di rubare, ma, sorpresi dalla donna, la uccidono. Abituata a farsi giustizia da sé, la popolazione del quartiere uccide due ladruncoli e bracca il terzo, Miguel, che tenta di nascondersi non potendo tentare di uscire dalla cittadella, poiché sarebbe intercettato dalle telecamere della sorveglianza. Dopo quest’inizio da film di genere, il film si concentra sui due adolescenti protagonisti, Alejandro e Miguel. Figlio di uno dei principali animatori dell’aggressiva assemblea di adulti che si arroga il diritto di disporre della vita altrui escludendo l’impotente polizia, Alejandro, nelle sequenze iniziali, è ritratto accanto ai coetanei della “zona”: tutti indossano eleganti uniformi che li fanno somigliare a collegiali inglesi d’inizio Novecento. Probabilmente, Alejandro ignora o, almeno, non conosce bene quale realtà vi sia all’esterno del ricco quartiere che ospita la sua famiglia. Plá, cineasta giovane e cinefilo, riprende lo schema di Metropolis (Germania, 1926) di Fritz Lang: un’esclusiva città sopraelevata, sorta di Eden che non vuol pensare alle masse di sobborghi sottostanti. Alejandro, felice quando la madre gli regala la videocamera, oggetto che un coetaneo dei quartieri poveri non potrebbe permettersi, ha la stessa inconsapevolezza di Freder all’inizio del film di Lang.
Per questo l’incontro tra Alejandro e Miguel è l’autentico nocciolo de La zona: il ragazzo ricco scopre la presenza del coetaneo nascostosi nel seminterrato della villetta in cui vive con i genitori. Inizialmente Alejandro teme Miguel, gli è ostile anche se quest’ultimo è solo molto spaventato dall’eventualità di essere catturato dai cittadini della “zona”. Per Alejandro, Miguel è la graduale rivelazione dell’ingiusta struttura sociale vigente: in particolare, Miguel, incarnando l’indigenza esterna al paradiso dorato di Alejandro, fa percepire a quest’ultimo quanto sia non solo ingiusto ma anche limitante il muro che, separando i gruppi sociali, ne impedisce il mescolamento, gli scambi e la crescita reciproca. Attraverso l’incontro con Miguel, Alejandro impara a conoscere quella triste realtà del mondo che vuole i popoli separati, prima ancora che i ricchi da una parte e i poveri dall’altra. Il ragazzo, dunque, si avvicina al coetaneo fuggiasco e tra i due nasce un’intesa prima e un’amicizia poi, in virtù della quale Alejandro conosce valori nuovi: la solidarietà e l’impulso a dare il proprio contributo per abbattere ogni tipo di barriera che separa le persone e contribuire a migliorare il mondo. Alla fine, quindi, Alejandro vuole aiutare seriamente Miguel e per questo si scontra col padre, il quale, invece, è sempre più deciso a scovare e a giustiziare privatamente l’estraneo. La contestazione dell’autorità paterna coincide con l’uscita di Alejandro dalla “zona”: il ragazzo, infatti, recupera il corpo di Miguel, barbaramente trucidato dagli abitanti del lussuoso quartiere, e lo affida al becchino di un povero cimitero, in mezzo alle sterminate baracche. Nell’ultimissima e bella inquadratura, vediamo Alejandro mangiare qualcosa, nei pressi di un locale aperto sulla strada; attorno a lui ci sono le luci della città e la pioggia: il ragazzo si è finalmente immerso in una realtà, stavolta veramente ricca e complessa, alla quale può dare, e dalla quale può ricevere, ha iniziato la sua conoscenza del mondo.

Costantino Maiani

 

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