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Recensioni > Atonement – Espiazione di Joe Wright (USA, 2007)

Atonement - Espiazione

Tratto dal capolavoro omonimo di Ian McEwan, il film di Joe Wright racconta la nascita dell’ispirazione letteraria attraverso il ricordo autobiografico di una immaginaria scrittrice di successo.
La piccola Briony Tallis, a ridosso della seconda guerra mondiale, vive nella grande casa di famiglia insieme alla madre e alla sorella e coltiva le sue ambizioni di scrittrice. Il suo modo infantile di osservare la realtà la porta però ad equivocare la relazione tra la sorella maggiore Cecilia e il giovane Robbie, il figlio della governante di cui Briony è segretamente innamorata. Entrata in possesso di un volgarissimo messaggio che, per sbaglio, Robbie chiede di recapitare alla sorella e scoperti i due in atteggiamenti intimi in biblioteca, Briony, vittima della propria gelosia e della propria ingenuità, costruisce un illusorio castello di accuse che portano all’arresto di Robbie per stupro. Per sfuggire al carcere Robbie si arruola nell’esercito e parte per il fronte dove morirà, Cecilia si dedica al servizio dei feriti di guerra diventando infermiera, e Briony, ormai adulta e resasi conto dell’atroce ingiustizia commessa, tenta un’impossibile espiazione seguendo le orme della sorella. Un’ellissi temporale di oltre cinquant’anni ritrova Briony, attempata scrittrice di successo, fare ammenda delle proprie colpe in una intervista-confessione televisiva, in cui, presentando il suo ultimo romanzo autobiografico, dichiara di aver voluto concedere una possibilità attraverso l’arte all’amore tra Cecilia e Robbie.
Realtà e finzione si fondono in un meccanismo narrativo che tenta in maniera efficace un affondo sui temi dello sguardo infantile, della colpa, della redenzione e del potere salvifico dell’arte. Attraverso il raddoppiamento delle sequenze iniziali, mostrate dal regista prima seguendo un punto di vista oggettivo poi assumendo la soggettività della piccola Briony, si entra in contatto diretto con il meccanismo apparentemente assurdo che porta la protagonista a rendersi colpevole di un’infamia irreversibile. La sua accusa prende dunque le mosse da una sorta di autoconvincimento che mescola, in modo inestricabile, l’equivoco, l’ingenuità, l’invidia e un’immaginazione sin troppo fervida. Ciò che segue, nei suoi aspetti più tragici, non è altro che l’effetto di quel semplice e atroce “peccato originale”. I piccoli gesti dei bambini possono portare ad enormi conseguenze, fino a sconvolgere intere esistenze:così Briony assume inconsapevolmente il potere di negare un futuro felice alla sorella Cecilia e a Robbie, ma contemporaneamente nega a se stessa la possibilità di una vita normale, una vita libera dal senso di colpa e dal desiderio di espiazione. La vita di Briony diventa quindi interamente tesa al tentativo, disperato, di tornare sui propri passi, di rimediare all’irrimediabile. La sua stessa carriera di scrittrice diventa, in quest’ottica, un tentativo di controllo sulla storia e sulle storie, l’unica possibilità per manovrare il destino dei personaggi.
Alla base dell’autentica ispirazione e del talento artistico, sembra suggerire McEwan, deve esserci un’urgenza, un bisogno profondo, un disperato anelito di sincerità. D’altro canto, l’arte rappresenta anche l’unico modo possibile per intervenire sul mondo, una sorta di espiazione ulteriore che la protagonista compie nei confronti di tutti gli esseri umani. Negli occhi commossi della vecchia scrittrice, interpretata da una straordinaria Vanessa Redgrave, si leggono il rimpianto e la colpa, ma anche la maturità di chi riesce ad ammettere le proprie responsabilità senza più falsi pudori né tendenze autoflagellatorie. Il passaggio dall’incoscienza tipica dell’infanzia ad una piena consapevolezza di sé e dei propri limiti, nella vita come nell’arte, deve avvenire necessariamente attraverso l’ammissione dei propri errori in direzione di una continua tensione al miglioramento.

Ludovico Bonora

 

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Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, Istituto degli Innocenti