

(Cittadini in crescita n. 1, 2004, pp. 205-213)
Il fenomeno dell’immigrazione, comparso come condizione statisticamente di rilievo almeno dall’ultimo trentennio del XIX secolo, quando ingenti flussi migratori cominciarono a segnalarsi in spostamento dalle zone preda di una grave crisi agraria alle nazioni più sviluppate come Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile o la parte centro-settentrionale dell’Europa, pare essere diventato negli ultimi quindici anni un serio problema, oggetto, in alcuni casi, di riflessione profonda, in altri, di isterismi e pregiudizi contro coloro che lasciano il proprio paese d’origine nella speranza di garantirsi un po’ del benessere propagandato dalle società occidentali.
A seguito dell’illusione seguita alla decolonizzazione africana degli anni Sessanta, al superamento degli ultimi brandelli del socialismo reale franati insieme al muro di Berlino nel corso del 1989 e alla fuga coattiva da regimi militari oppressivi e illiberali proliferati sul suolo dell’America Latina negli ultimi trent’anni, si è formato in Europa un flusso diversificato e composito che è entrato in contatto con la popolazione locale, originando nel migliore dei casi comprensione e solidarietà, ma provocando spesso tensioni, conflitti, netta divisione sociale, quando non addirittura aperta ostilità.
Nel movimento dal Sud al Nord del mondo si giunge ad una sorta di unione inscindibile tra due termini, “Noi” e “Loro”, spesso in aperto contrasto tra loro. La dialettica tra questi due termini – talora comprensibilmente acutizzata per aumentarne gli effetti drammatici e fare presa sul pubblico – è una delle direttrici più interessanti del cinema europeo contemporaneo, molto sensibile a tematiche come lo spostamento, l’attrazione e la repulsione tra culture, la ricerca di una società perduta, il conflitto tra la tradizione e la modernità.
La contrapposizione non è tuttavia limitata allo scontro più o meno violento con l’abitante del luogo cui si è approdati, ma investe una specie di gerarchia dell’umanità che considera e pretende alcune etnie superiori alle altre sulla base oscura di un pregiudizio pronto a moltiplicarsi ingiustificatamente.