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Centro audiovisivo e mediatico sulla rappresentazione dell’infanzia e dell’adolescenza
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Capolavori > Il ragazzo selvaggio

IL RAGAZZO SELVAGGIO
L’enfant Sauvage, Francia, 1968
Regia:
François Truffaut
Soggetto:
François Truffaut, ispirato a Mémoire et rapport sur Victor de l’Aveyron di Jean Itard (1806)
Sceneggiatura:
François Truffaut, Jean Gruault
Prodotto da:
Marcel Berbert
Fotografia (b/n):
Nestor Almendros
Montaggio:
Agnès Guillemot
Musiche:
Antonio Vivaldi (direzione musicale di Antoine Duhamel)
Scenografie:
Jean Mandaroux
Personaggi e intrepreti:
Jean-Pierre Cargol (Victor), François Truffaut (Jean Itard), Françoise Seigner (sig.ra Guerin), Paul Villé (Remy), Jean Dasté (Professor Pinel), Pierre Fabre (l’infermiere), Claude Miler (il sig. Lémeri), Annie Miler (sig.ra Lémeri), Nathan Miler (figlio dei Lémeri), Mathieu Schiffman (Mathieu), René Levert (il commissario), Jean Gruault (visitatore dell’istituto)
Durata:
95 minuti

Sinossi

Francia, fine del Settecento. Alcuni contadini dell’Aveyron, una regione nel sud del paese, catturano in un bosco un ragazzino, apparentemente dodicenne, cresciuto allo stato selvaggio.

Il piccolo, che riesce a emettere solo grugniti, è impaurito, e graffia e morde chiunque tenti di avvicinarlo: viene rinchiuso in una cella della locale gendarmeria. Ben presto la notizia giunge a Parigi e si decide di trasferirlo all’Istituto Nazionale per Sordomuti dove operano il dottor Pinel e il dottor Itard che, tentando di ricostruire il suo passato, sviluppano due teorie opposte sulle ragioni della sua condizione: Pinel è convinto che sia stato abbandonato nella foresta dalla sua famiglia perché anormale, Itard, invece, pensa che le sue stranezze siano il risultato di anni di totale isolamento dalla civiltà.

Ben presto, dato che ogni sforzo per comunicare con il piccolo selvaggio pare inutile e che la convivenza di questi con i bambini sordomuti si rivela traumatica, Pinel propone di trasferirlo nel manicomio di Bicêtre, ma Itard si oppone alla decisione: ha capito di non avere a che fare con un ritardato e riesce a ottenere dalle autorità il permesso di condurlo nella sua casa alla periferia di Parigi dove, a contatto con la natura e aiutato da Mme Guérin, la sua governante, incomincia un lungo percorso di recupero di Victor (questo il nome che dà al piccolo selvaggio) al mondo civile. L’educazione del ragazzo incomincia dall’apprendimento delle attività più semplici (mangiare, lavarsi, indossare indumenti) per poi allargarsi all’uso del linguaggio e all’apprendimento dell’alfabeto, dal momento che, nel frattempo, Itard ha scoperto che Victor non è sordomuto ma semplicemente incapace di articolare suoni comprensibili.

Itard non manca di annotare puntualmente in un diario gli esperimenti cui sottopone Victor, le difficoltà da questi incontrate nel superare le prove e, naturalmente, i suoi progressi. Nonostante gli apprezzabili risultati ottenuti, le autorità esitano a rinnovare la loro fiducia al dottor Itard e ad autorizzare il prosieguo dell’educazione del ragazzo.

Proprio quando anche questo ulteriore scoglio viene superato Victor fugge nella foresta. Itard, sconsolato, si accinge a stilare una relazione ai suoi superiori nella quale annuncia il fallimento del tentativo di strappare il ragazzo al suo stato selvaggio. Tuttavia, Victor torna a casa da solo: si tratta di un segno inequivocabile del definitivo abbandono della condizione naturale e dell’importanza che ha ormai nella sua vita l’affetto per la nuova famiglia.


 


Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, Istituto degli Innocenti