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Capolavori > I quattrocento colpi

I QUATTROCENTO COLPI

Analisi tematica

Tra tutte quelle rappresentate all'interno de I quattrocento colpi, la famiglia è certamente l'istituzione sociale che dal film esce più malconcia.

Con pochi tratti essenziali, Truffaut riesce a darci un quadro preciso della situazione vissuta dal giovane protagonista. La collocazione di Antoine all'interno dell'appartamento, ad esempio, è indicativa della posizione di precarietà che occupa in seno alla famiglia: il suo letto, ricavato nell'angusto ingresso della casa, sembra suggerire la sua liminarità rispetto al nucleo familiare. Un'estraneità, questa, avvalorata dal fatto che Antoine dorme in un sacco a pelo, quasi che, al primo errore commesso, debba tenersi pronto a partire.

La madre, poi, sembra rinfacciare continuamente al ragazzo il fatto di essere arrivato a sproposito nella sua vita – lo ha avuto quando era ancora giovanissima – e forse di essere stato persino la causa del suo frettoloso matrimonio con un uomo che non ama. Non c'è da meravigliarsi se la prima scusa che viene in mente ad Antoine, per motivare l'ennesima assenza da scuola, sia l'invenzione della morte della madre. Nella spontanea ingenuità di questa bugia c'è tutto il risentimento nei confronti di una donna dalla quale sa di non essere stato mai amato: durante un colloquio al correzionale con una psicologa, infatti, Antoine confessa di aver saputo che la madre avrebbe preferito abortire.

Quanto al patrigno, poi, il film ne mette in evidenza più volte la sostanziale immaturità: l'uomo, con continue allusioni al proprio rapporto con la moglie, tende a coinvolgere il ragazzo in un'ambigua complicità che annulla la sua funzione paterna. Un ruolo che tuttavia l'uomo si affretta ad assumere in pieno quando Antoine si rende colpevole di qualche marachella: è proprio lui a consegnare il ragazzo alla polizia dopo che questi ha sottratto momentaneamente la macchina da scrivere dal suo ufficio.

La scuola, incarnata nell'odioso maestro (un personaggio grottesco che riassume su di sé tutte le altre figure repressive del racconto) è, nell'economia narrativa, solo la prima di una lunga serie di istituzioni sociali con le quali Antoine si ritroverà a fare i conti: se nel corso del film esiste una crescita del protagonista questa passa attraverso una piccola escalation criminale che lo porterà dalla scuola al correzionale.

I quattrocento colpi mostra, infatti, quanto sia ottusa e implacabile la logica degli adulti che si ostinano a leggere nel comportamento ribelle del ragazzo, diretto inconsciamente ad attirare su di sé l'attenzione degli altri, le premesse di un'inclinazione al crimine in realtà inesistente. Il dramma di Antoine, e più in generale di tutti gli adolescenti, è in fondo proprio questo: lanciare una serie di segnali cui raramente gli adulti riescono ad assegnare il giusto significato. All'interno di questa falsa dialettica, non essendoci possibilità di comunicazione, può esistere solo uno spostamento sempre ulteriore della trasgressione alle regole imposte dal mondo adulto.

L'omaggio reso da Truffaut al mondo dell'infanzia e dell'adolescenza non risiede solo nella logica implacabile con cui è strutturato il racconto, ma anche nella capacità del regista di restituire, con una libertà stilistica fino ad allora mai sperimentata, un senso di complicità verso quel mondo trasmessa attraverso la forza di alcune immagini sicuramente memorabili. Una fra tutte può essere quella in cui, durante un dettato in classe, un compagno di Antoine pasticcia il quaderno con l'inchiostro, arrivando a strapparne tutti i fogli: una sequenza che diviene metafora dell'impossibilità per i bambini di star dietro alle regole dettate dagli adulti.


 


Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, Istituto degli Innocenti